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“Chista a vita ca si faciva a miniera”, a Favara i racconti del passato
3 aprile I giovani di Favara raccontano il passato, "Chista a vita ca si faciva a miniera"

LiberArci di Favara promuove un evento incentrato sulla narrazione del tempo dei minatori siciliani e favaresi attraverso il documentario realizzato da Angelo Barberi

- 30/03/2017

Si terrà a Favara lunedì 3 aprile, presso la sede del circolo culturale LiberArci (in via Umberto, 90) alle 18, la proiezione del documentario sui minatori siciliani realizzato dal professore Angelo Barberi.  Da questo lavoro di ricerca è nato il libro dal titolo “Chista vita ca si faciva a miniera” (edito da Sicilia Punto L) che raccoglie le testimonianze raccolte da Barberi tra il 1987 e il 1988, dai racconti dei vecchi zolfatari in giro per la Sicilia e anche a Favara. 
 
I favaresi che all’epoca si prestarono a queste interviste furono: Sicilia Calogero, Russello Francesco, Di Gloria Salvatore, Moscato Paolo e Spitale Vincenzo. L’autore ritornò a Favara nel 2009 per fare delle riprese sia nel paese che nelle miniere Ciavolotta e Lucia al fine di montare il lavoro e dare uno sfogo visivo alle dichiarazioni rilasciate dai minatori citati. 
 
I soci ARCI, Celeste Simone e Viria Parisi introdurranno i lavori mostrando un video/progetto, realizzato nell’ambito della loro carriera universitaria presso la facoltà di Architettura dell’Università degli studi di Palermo, sulle storie dei solfatari favaresi. Tra gli intervistati spicca l’ex minatore Vittorio Virone che per  tanti anni è stato il “custode” della Cappella di Santa Barbara, la grotta creata dentro un forno all’interno del Parco minerario della Ciavolotta.  Nel corso dell’evento, l’ex minatore Arturo Giunta reciterà una poesia, scritta di suo pugno, dal titolo “U surfararo”. 
 
"Ci teniamo a ricordare - dichiara il presidente dell’ARCI Pasquale Cucchiara – che minatori, insieme agli agricoltori, rappresentarono il principale tessuto sociale della nostra città e che per noi di LiberArci è un vero motivo di soddisfazione raccontare le loro storie, passioni, sofferenze  che, soprattutto nel corso del XX secolo, si rilevarono la categoria operaia più cosciente di tutto il proletariato siciliano".

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