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Farm Cultural Park "Sette Cortili", l'arte e la legge

Il caso esploso a Favara pone un problema di fondo non sottovalutabile, che è innanzitutto culturale, politico e legislativo, sul quale dovrebbe interrogarsi chi individua nella gestione del territorio il vero nodo cruciale per il rilancio di una delle zone più depresse d'Europa

di Davide Natale - 31/07/2017

La tanto discussa ordinanza del Comune di Favara scaturita a seguito di presunte opere edilizie contra legem ai Sette Cortili, opere quindi da sanzionare in assenza di ripristino dei luoghi su cui sono state eseguite, pone un problema di fondo non sottovalutabile, che è innanzitutto culturale, politico e legislativo, ed è al contempo serio ed enorme, e sul quale dovrebbero interrogarsi non soltanto gli addetti ai lavori, ma tutti coloro i quali, a vario titolo, individuano nella gestione del territorio il vero nodo cruciale per il rilancio complessivo di una delle zone più depresse d’Europa.

Che i "Sette Cortili" sia stata una operazione formidabile non v’è dubbio. E non necessariamente, non escludendolo o includendolo, sotto il profilo artistico (che è, appunto, discorso differente), ma più semplicemente per esser stata creatrice di un indotto straordinario, capace di innescare una serie innumerevole di accadimenti molto più che positivi, molti generali, generalisti, diffusamente non tangibili, altri concreti, reali, veri. E tutto questo è, mi pare senza possibilità di smentita, inconfutabile. Ne ha beneficiato non solo la cittadinanza di Favara, ma un territorio molto più ampio. E di tutto questo va dato merito agli ideatori, ostinati e capaci, e ai sui operatori tutti.

Ma adesso il nodo sembra essere altro, ovvero: la legislazione italiana, siciliana o comunale che sia, deputata al controllo del proprio territorio è pronta, capace, adeguata a recepire l’enormità di tali fenomeni, la loro velocità di crescita e la loro a volte necessaria eterodossia per essere posti in essere? I nuovi concetti, le nuove parole (oggi per la verità troppo spesso abusate) quali, ad esempio, rigenerazione urbana, consumo di suolo zero, decostruzione, come devono essere recepite per determinare l’intero impalcato legislativo in materia quando la stessa materia nel frattempo si è trasformata divenendo altro?

Può l’arte, insomma, (lato sensu), essere costretta dai binari rigidi delle leggi vigenti? E, al contrario, come la legge può dirimere in forma di diritto ciò che è degno (sotto i profili ovviamente in discussione) da ciò che degno invece non è?

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